Perché ci innamoriamo del "malessere" (o persona sbagliata?)

Ci sono relazioni che iniziano con una sensazione precisa: un’attrazione intensa, una familiarità inspiegabile, un richiamo che sembra arrivare da un luogo antico. Sono relazioni che spesso si presentano come possibilità, come promessa, come occasione di riscatto. Eppure, con il tempo, mostrano un’altra faccia: diventano instabili, faticose, ambigue. Relazioni che consumano, che confondono, che lasciano un senso di precarietà emotiva difficile da ignorare.
Molte persone, anche con una buona consapevolezza psicologica, si ritrovano a restare in legami che non le fanno stare bene. Non per mancanza di forza, né per ingenuità. Ma perché la scelta affettiva non nasce nel presente: nasce nella storia emotiva di ciascuno.

L’attaccamento come matrice: Bowlby e la continuità delle esperienze precoci
Secondo John Bowlby, le relazioni adulte non sono mai completamente nuove: sono la continuazione di un modo di stare con l’altro appreso molto presto. Nei primi anni di vita, attraverso le interazioni con le figure di riferimento, costruiamo dei modelli operativi interni: rappresentazioni implicite di cosa significhi essere amati, protetti, riconosciuti.
Questi modelli non sono concetti astratti: sono memorie corporee, pattern emotivi, aspettative che si attivano automaticamente.
Se l’amore è stato:
intermittente
imprevedibile
condizionato
distante
emotivamente fragile
allora il sistema affettivo tenderà a riconoscere come “normale” proprio quel tipo di amore. Non perché faccia bene, ma perché è ciò che il corpo conosce.
Il familiare, nella teoria dell’attaccamento, non è ciò che è sano: è ciò che è stato appreso.
Gli schemi relazionali: Young e la ripetizione dei copioni
Il contributo di Jeffrey Young è fondamentale per comprendere perché alcune persone si orientano verso partner che non sono in grado di offrire una relazione stabile. Gli schemi maladattivi precoci sono strutture emotive che si formano nell’infanzia e che continuano a influenzare la vita adulta.
Non sono semplici convinzioni: sono modalità di percepire sé stessi e gli altri.
Schemi che favoriscono legami disfunzionali
Schema di abbandono Porta a scegliere partner emotivamente indisponibili, perché confermano una paura antica: “prima o poi mi lascerai”. La relazione diventa un tentativo costante di prevenire la perdita.
Schema di deprivazione emotiva Spinge verso persone che non sanno offrire sostegno emotivo. Il vuoto affettivo diventa una condizione conosciuta, quasi inevitabile.
Schema di inadeguatezza Induce a tollerare svalutazioni o critiche, perché una parte interna non si percepisce degna di un amore diverso.
Schema di sfiducia/abuso Rende familiari relazioni in cui l’altro ferisce, manipola o destabilizza. Il dolore diventa un linguaggio noto.
Young sottolinea un punto cruciale: lo schema non cerca la felicità, cerca coerenza con ciò che è stato vissuto.
La dinamica del cambiamento atteso: Johnson e i cicli di inseguimento emotivo
Secondo Sue Johnson, fondatrice della Emotionally Focused Therapy, molte relazioni disfunzionali si mantengono perché attivano un ciclo emotivo preciso: quando il partner è distante, ambiguo o critico, la persona con un attaccamento insicuro tende a intensificare la ricerca di vicinanza.
Si crea così un movimento circolare:
l’altro si allontana
la persona si avvicina
l’altro si chiude
la persona aumenta la richiesta di conferma
Non è dipendenza affettiva: è un tentativo di riparare una ferita antica attraverso una relazione presente.
La fantasia implicita è: “Se questa persona difficile mi amerà, allora finalmente sarò degna.”
È un meccanismo di compensazione emotiva che, però, non produce guarigione: produce legame.
L’idealizzazione come difesa: Rogers e il bisogno di riconoscimento
Carl Rogers ha evidenziato quanto il bisogno di essere riconosciuti sia centrale nell’esperienza umana. Quando una persona, anche solo per un breve periodo, offre attenzione, intensità o vicinanza, può attivare un processo di idealizzazione.
L’idealizzazione non è ingenuità: è una difesa.
Permette di:
vedere potenziale dove c’è mancanza
interpretare segnali minimi come prove d’amore
mantenere viva la speranza che la relazione possa diventare ciò che si desidera
Rogers definiva questo fenomeno come “incongruenza”: la distanza tra l’esperienza reale e quella desiderata. Nelle relazioni disfunzionali, questa distanza diventa molto ampia.
Il corpo come archivio: Porges e la neurobiologia dell’attaccamento
La teoria polivagale di Stephen Porges offre una prospettiva fisiologica sulle relazioni instabili. Il sistema nervoso autonomo reagisce ai segnali di sicurezza o minaccia presenti nella relazione.
Le relazioni ambigue generano:
iperattivazione
ansia anticipatoria
oscillazioni emotive
bisogno di vicinanza
paura della perdita
Il corpo si abitua a un ciclo di stress e sollievo. Questo ciclo diventa una forma di legame.
Non è amore: è attivazione neurobiologica.
Per questo relazioni stabili e prevedibili possono inizialmente sembrare “piatte”: la calma non viene riconosciuta come amore, ma come assenza di stimolo.
Serve tempo per imparare che la sicurezza è amore.
Perché è difficile interrompere una relazione disfunzionale
Lasciare una relazione che non fa bene significa confrontarsi con una serie di verità complesse:
riconoscere che il partner non cambierà
accettare che si sta ripetendo un copione antico
tollerare la solitudine iniziale
rinunciare alla speranza di riparare il passato
accettare che il familiare non coincide con il sano
Come scrive Judith Herman, esperta di trauma relazionale: “La guarigione richiede sicurezza, connessione e potere personale.”
Interrompere un legame disfunzionale è un atto di potere personale. Un atto di consapevolezza. Un atto di cura.
Conclusione
Ci innamoriamo delle persone sbagliate non per fragilità, ma per storia. Perché l’amore non è solo scelta: è memoria, corpo, attaccamento, schema, speranza. Ma la consapevolezza permette di interrompere la ripetizione dei copioni e di orientarsi verso relazioni che non riproducono il passato, ma che aprono al futuro.
Bibliografia
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Bowlby, J. (1973). Attachment and Loss: Vol. 2. Separation: Anxiety and Anger. New York: Basic Books.
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Herman, J. L. (1992). Trauma and Recovery. New York: Basic Books.
Johnson, S. M. (2004). The Practice of Emotionally Focused Couple Therapy: Creating Connection. New York: Brunner-Routledge.
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Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation. New York: W. W. Norton.
Rogers, C. R. (1951). Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory. Boston: Houghton Mifflin.
Rogers, C. R. (1961). On Becoming a Person: A Therapist’s View of Psychotherapy. Boston: Houghton Mifflin.
Safran, J. D., & Muran, J. C. (2000). Negotiating the Therapeutic Alliance: A Relational Treatment Guide. New York: Guilford Press.
Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner’s Guide. New York: Guilford Press.



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